giovedì 5 dicembre 2013

XCIII - Lost in translation

Film strani ne ho visti tanti, ma questo li batte tutti.

"Lost in translation" è vecchio: 2004 (2003? Non ricordo, perdonate). Secondo film di Sofia Coppola.
Ovviamente mi sono lasciato ingannare dal titolo e pensavo avesse qualcosa di inerente alle lingue dentro, che so... tipo "Un pesce di nome Wanda", per capirci.

Accendo e il film comincia.
La sensazione generale è stata "Ok, ma quando comincia ad animarsi un po'?" Arrivato ad 1:20 su 1:30 di video ho pensato che probabilmente l'azione c'era già stata e non me n'ero accorto. Pezzi di vita a caso mischiati anche abbastanza casualmente. Una storia così inverosimile che potrebbe benissimo essere verosimile.

Certo, Scarlett Johansson è bellissima, e anche solo vederla per 1 ora e 30 minuti vale il prezzo dell'ipotetico biglietto, ma il finale lascia veramente perplessi.

Onde evitare il rischio-spoileraggio non dirò come finisce, tranquilli. Però è davvero il film più strano che io abbia mai visto. Ambientato in un mega albergo di Tokyo, il che è tutto dire.

Consigliatissimo, a chi ha voglia di capirci qualcosa. Poi spiegatemelo, però.

lunedì 4 novembre 2013

XCII - Chi abita in Toscana

Chi abita in Toscana è fortunato.

Non è facile, non è facile davvero abitare in un posto dove nella maggior parte dei ristoranti si mangia bene, dove la gente è cordiale e bastano due paroline del cavolo sull'autobus per attaccare discorso e sentire qualche battuta di spirito, o comunque un minimo di calore umano.

Certo, anche là qualche problema ci sarà, se si pensa che non ci siano si fa la figura degli scemi. Però mi dà veramente l'idea di essere uno di quei posti dove si raccoglie il meglio dell'Italia, come l'Abruzzo.

Non c'è confusione come al sud, i servizi funzionano come al nord, apparentemente la gente non paga il pizzo o comunque non dà l'idea d'essere schiava delle mafie e il tempo è molto gradevole. Oltretutto sembra un posto dove nonostante le difficoltà nazionali c'è lavoro e, insieme a questo, la natura.

Non voglio essere stucchevole dicendo che dove vivo io c'è solo la nebbia, come dicono i tifosi della Roma, ma alle volte viene davvero da pensarlo.

Diciamo che per le vacanze, e non solo, consiglio fortemente questa regione. Preferisco ancora l'Abruzzo, ma non di molto.

Questo, ovviamente, nonostante gli spostati abbestia di Lucca Comics, ma loro sono importati.

Comunque questa ve la racconto in un'altra occasione.

sabato 20 luglio 2013

XCI - Un Eroe

Si chiamava Masao Yoshida.

E' stato un Eroe, con la E maiuscola, perchè ha messo a repentaglio la sua vita non per uno, ma per centinaia di migliaia di cittadini giapponesi, durante il disastro nucleare di Fukushima.  Per disattivare uno dei reattori, disobbedendo ai superiori, ha usato non acqua dolce - che avrebbe consentito alla società che gestisce l'impianto di riutilizzarlo - ma acqua di mare, più facilmente reperibile sul luogo del disastro.

L'acqua di mare ha reso inutilizzabile il reattore, certo. Però ha permesso che le operazioni di messa in sicurezza partissero prima del previsto. Se Yoshida avesse obbedito ai suoi superiori, chissà quanti morti in più saremmo a contare. 

Potrebbe partire una filippica sul fatto che queste società anche in caso di disastro nucleare pensano agli affari loro e non alla sicurezza generale, ma mi pare che una cosa del genere metterebbe in secondo piano una persona che si è messa in croce per gli altri. Yoshida è infatti morto di cancro all'esofago, molto probabilmente dovuto all'esposizione alle radiazioni, qualche giorno fa.

Onore ad un Eroe, sperando che non ci sia mai bisogno di altri come lui.

martedì 9 luglio 2013

XC - La notte in cui piansi per il calcio



Io odio piangere.

Sì, ok, ogni tanto mi viene, ma non ci riesco nemmeno bene, mi escono tre lacrime e la finisco. Non mi dispero mai completamente, nonostante abbia avuto grandi gioie e grandi dolori tutto viene in qualche modo mitigato dal tempo, dalla fede, da non so cosa che mi dice "beh, ragazzo, inutile piangere".

Tranne quella notte. Era il 9-7-2006, data che ai non calcistici ricorderà solo un'altra sera in cui erano andati a dormire presto o cose del genere.
La Francia, la rivale di sempre dell'Italia va in vantaggio con Zidane che si permette di scucchiaiare Buffon. Poi Materazzi la pareggia, e ai rigori vinciamo noi.

Non sono certo che quel gesto tecnico di Grosso - l'ultimo rigore - mi abbia veramente dato qualcosa in termini umani (anzi, ne sono certo: no) però quella sera piansi per il calcio.

Il pensiero andava al mondiale dell'82, quando con me tranquillo tranquillo a dormire nella culla mio nonno sbatteva i pugni sul tavolo e mi faceva svegliare di soprassalto, facendomi scoppiare in lacrime.

O i mondiali del '94, quando sempre lui spegneva la televisione se l'Italia prendeva gol, o giocava male. Poi mio padre la riaccendeva e nonno tornava in cucina, più incazzato di prima, a vederla, storpiando come sempre i nomi dei giocatori ("Ninu Maggiu"= Dino Baggio, "'Mbertu Maggiu"= Roberto Baggio e altri).

E allora forse quel rigore che lui non ha mai potuto vedere dal basso con me forse è stato un detonatore della grande emozione che avevo provato, del legame con lui. Era in qualche modo un regalo che anche lui mi faceva, dal Paradiso o da ovunque si trovi. 

E quella fu l'unica volta in cui piansi per il calcio.

venerdì 28 giugno 2013

LXXXIX - I panni stretti stretti di Miccoli

Non voglio essere ipocrita o fare il perfettino: io Miccoli (umanamente) lo capisco.

Capiamoci, cari lettori. Non per quello che ha detto: quello è sicuramente da condannare. Mettersi a canticchiare "il fango di Falcone" (avrà detto "fango"? Mi pare strano...) insieme al figlio di un boss mafioso che è diventato improvvisamente suo amico non è un gesto esattamente elegante. Anzi, direi che è proprio una gran carognata, e ci sto andando parecchio leggero.

Però se lavori o vivi al sud, o entrambe le cose, inevitabilmente devi fare i conti con la criminalità, c'è poco da fare. A Miccoli è anche andata bene che non gli abbiano chiesto il pizzo sullo stipendio, come sicuramente faranno ad altra gente, e come fanno a praticamente tutti i negozianti. Lo striscione sul 41 bis è apparso allo stadio di Palermo (vedere qui), quindi non è un mistero che non ci ronzi intorno bella gente.

Quindi sì, io Miccoli almeno umanamente lo capisco. Non poteva fare diversamente, con una famiglia che era stata già rapinata una volta. Forse nemmeno lo voleva, penso io. Tamarro com'è, fingersi mafioso anche solo per un annetto o due - specie se sei nella squadra che Messina Denaro va a vedere - può farti diventare enormemente figo.


Ci sono sempre due piani, in questi casi. Uno è la ribellione, il solo contro tutti, l'isolato dal resto, quello che muore velocemente, con un colpo di pistola. E poi quelli che ti hanno isolato, al tuo funerale piangono.

L'altro è la connivenza, il far finta di nulla e morire lentamente, giorno dopo giorno.

Non è facile, non è facile per niente, e in entrambi i casi sei comunque fregato: nel primo caso dagli altri, nel secondo dalla tua coscienza, ammesso che tu ne abbia una. 

Il problema dei pesci è che non sanno che se saltassero tutti insieme la rete si romperebbe e loro sarebbero liberi.
Però i pesci saltano ognuno in maniera diversa, e la rete tiene.

Questo, forse, è il succo della "questione meridionale".

mercoledì 19 giugno 2013

LXXXVIII - L'angolo della poesia - 4

Meriggiare pallido e assorto
presso un rovente muro d’orto,
ascoltare tra i pruni e gli sterpi
schiocchi di merli, frusci di serpi.

Nelle crepe del suolo o su la veccia
spiar le file di rosse formiche
ch’ora si rompono e ora si intrecciano
a sommo di minuscole biche.

Osservare tra frondi il palpitare
lontano di scaglie di mare
mentre si levano tremuli scricchi
di cicale dai calvi picchi.

E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com’è tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.

(Eugenio Montale, "Ossi di seppia") 

venerdì 14 giugno 2013

LXXXVII - Un film triste

Collega A: "Ho visto "Qualunquemente", di Antonio Albanese, fa ridere!"
Io: "Sì, fa ridere, però... se sei calabrese è triste"
Collega B, con sguardo assassino: "Anche se non sei calabrese"

Touchè. Toccato nella calabresità. Biascico qualcosa in giustificazione, ma il motore ormai è andato fuori giri.

Il ragionamento è: credo che i calabresi siano superuomini in grado di capire ciò che gli altri non sono in grado di capire? E' così curioso che uno nato al nord Italia possa capire che "Qualunquemente" è un film che mette un lenzuolo di tristezza sulla tua giornata?

No, in realtà non lo è, pensandoci bene.

E allora cos'è che rende così netta nella mia mente la linea di demarcazione tra il "volk" calabro - "i ggenti" potremmo definirlo -  e il resto dell'Italia? 

Conoscenza del posto? Forse.
Isola linguistica nella quale sono vissuto? Anche.
Piccola storia di emigrazione? Potrebbe.

D'un tratto, sembravo aver perso di vista il genere di cose che poi in realtà penso, come ad esempio che al di là della provenienza le persone sono comunque intelligenti, simpatiche eccetera.

Faccio un esempio pratico: io agli Europei tifo contro Francia e Germania, ma credo di avere più di un debito verso Marie Curie dal lato scientifico e verso l'inventore dei pretzel dall'altra, peraltro.

Forse però, il vero problema è essere italiani, vivere in questa realtà dove ci si divide in guelfi e ghibellini, e poi in guelfi bianchi e guelfi neri. Ci mancherebbe che ci si dividesse anche in guelfi bianco chiaro e i guelfi bianco sporco. Non siamo razzisti con gli stranieri: solo con gli altri italiani. E' inconscio e paradossale.

Ad ogni modo, non voglio menare troppo il torrone. Chiudendo il discorso, "Qualunquemente" è un film abbastanza triste. Non prendetelo solo per ridere, che se no oltre ai meridionali anche quelli del nord si incazzano. Pensateci.